6 cose che dovresti sapere sul Supplì

È da sempre il protagonista delle tavole calde italiane. È croccante, ripieno e gustoso allo stesso tempo. Ha una panatura impeccabile, può variare (leggermente) nelle dimensioni ma vanta una caratteristica unica: è romano. Non un romano qualunque, lo è da sette generazioni. Entra con semplicità in tutte le case capitoline, da Testaccio alla Garbatella, stupendo

ogni volta gli ospiti a tavola.

 

 

Dal 14 al 16 Luglio, da Eataly Roma, Food Festival omaggia il supplì con un Festival di tre giorni. Per non arrivare impreparati, ma con un po’ di acquolina in bocca, ecco sei cose che devi sapere sul piccolo mattatore della ristorazione romana:

 

1.  Origine del nome

 

Supplì, “surprise!”. È vero, il nostro agglomerato di riso e mozzarella ha origini romane, ma deve l’etimologia del suo nome ai soldati francesi, che nel corso dell’occupazione napoleonica di fine settecento si lasciavano sorprendere, per l’appunto, dal ripieno filante di mozzarella. Da surprise, a surprisa, per poi evolvere in supprì, fino a trasformarsi nel definitivo supplì. Très facile, no?

 

2.  Il supplì “al telefono”

 

Leggenda vuole che il vero supplì si definisca al telefono. Una dicitura, alla prima lettura, tutt’altro che familiare. Se ne spezzate uno, però, la mozzarella al suo interno crea un “filo” come quello che unisce la famosa cornetta al telefono vecchio stampo. Insomma: se un supplì non è al telefono, si vocifera in Trastevere, non è all’altezza del suo nome.

 

3.  Differenze tra supplì e arancino

 

No, non sono affatto simili. Anzi, cercate di non dirlo a un siciliano: potrebbe prenderla molto male. Il piatto romano ha la forma di una polpetta allungata, contiene rigorosamente riso al ragù di carne e presenta un ripieno filante di buona mozzarella. L’arancino, anzitutto, si presenta nella maggior parte dei casi come molto più grande; in più non viene preparato nell’uovo per l’impanatura, bensì nella pastella. Differenze labili, ma capaci di scatenare evitabili guerre civili.

 

4.  L’antica ricetta

 

Il sugo dei primi supplì andava preparato esclusivamente con le rigaglie di pollo (durelli e fagatini). Con il tempo, e con la maggior popolarità del prodotto, l’usanza è diventata desueta e quindi storia. Oggi la regola impone il ragù con carne macinata. Guai a prendere iniziative sbagliate.

 

5. Street-food ottocentesco

 

Nelle grandi feste romane di metà ‘800, il supplì veniva servito per strada - in una grande pentola - e venduto ancora caldo. Si tratta di una delle prime forme di street-food per le strade romane, una pratica oggi ben più diffusa. Solo nel 1870, invece, la Trattoria della Lepre ha accolto per la prima volta la nostra piccola palla di riso sui propri menù. Clap clap.

 

6. Il supplì e la letteratura

 

James Joyce, nel suo anno da cittadino romano - impiegato di banca - amava spesso banchettare con dei supplì. A raccontarlo fu lo stesso letterato irlandese, in un’intervista del 1927. Esattamente novant’anni fa. Dovesse mai servirvi ispirazione letteraria, sapete dove trovarci.

 

 

 

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