5 ricette Cacio e Pepe che devi assolutamente provare

Manifesto della romanità, simbolo di una città e attrice principale del grande spettacolo che è la cucina capitolina. 

 

La cacio e pepe è leggenda, un piatto sempre appropriato e costantemente gustato da migliaia di amanti del genere, magari indecisi tra una carbonara e un’amatriciana e quindi inevitabilmente devoti al piatto che non conosce sondaggi né incertezze. 

 

La sua storia affonda le origini in un passato profondamente bucolico e nel concetto di ‘necessità’, immancabile nelle pietanze più antiche e povere. I pastori dell’agro pontino, spesso lontani da casa per molte settimane (o mesi), portavano con se cibo che si conservasse a lungo. Tra questi: pasta secca, pepe e formaggio di pecora stagionato. Di qui in poi il passo è semplice, il bisogno si fa opera d’arte, gli ingredienti si mescolano tra loro e - con un passaparola degno dei migliori social network - la cacio e pepe diviene ben presto abitudine delle migliori osterie romane.

 

Ecco perché, dal 6 all’8 ottobreEataly svela il Cacio e Pepe Festival, un’occasione per percorrere insieme non solo la storia ma soprattutto i diversi gusti che un piatto, apparentemente così unico, può invece declinare e offrire ai suoi fan.

 

 

 

Ecco cinque esempi di cacio e pepe, ovviamente disponibili da Eataly:

 

1. Tonnarelli cacio e pepe

 


La ricetta classica per eccellenza, quella che fa innamorare praticamente tutti a ogni assaggio.

 

All'apparenza semplice, può creare qualche problema in fase di cottura in termini di bilanciamento tra il cacio e l’umidità del tonnarello.

 

Un pizzico di esperienza, e soprattutto di passione, può però risolvere però l’arcano, regalando al cliente la magia del pecorino grattugiato misto a pepe e formaggio. Solo a leggere viene l’acquolina.

 

 

 

2. Gnocchetti cacio e pepe con fiori di zucca

 

La preparazione dello gnocco è complessa già di per sé, ma con l’aggiunta di cacio e pepe (più fiori di zucca) il tutto si fa indubbiamente più interessante.

 

I fiori vanno subito puliti e poi saltati in padella in una preparazione a parte dalla pasta (gli gnocchi, in questo caso).

 

Una volta mescolato lo gnocco con la crema cacio e pepe, vanno aggiunti i fiori - tagliati a strisce - possibilmente in cima al piatto, per regalare all’assaggiatore non solo un piatto gustoso, ma anche un quadro da museo.

 

 

 

3. Mezze maniche cacio, pepe e mentuccia

 


Una normale cacio e pepe, ma con una marcia in più.

 

La mentuccia va inserita all’interno del piatto (o in cima) a fine preparazione, per poi essere servita immediatamente così da mantenerne lo splendido profumo.

 

Alcuni preferiscono la stessa foglia di menta (ben diversa dalla mentuccia), altri integrano il tutto con scorza di limoneA voi la scelta, di imbarazzo ce n'è.

 

 

 

 

4. Raviolo cacio e pepe con fonduta di pomodoro


La cacio e pepe più “sporcata” dall’altro mostro sacro della cucina romana: l’amatriciana.

 

Chi ama entrambi i piatti può trovare il suo nirvana nella fusione definitiva - quasi eretica - tra le due preparazioni, laddove il cacio e pepe resta forte, ma una colata di pomodoro rende il tutto molto provocante e stuzzicante.

 

 

 

 

5. Quenelle di gelato al pecorino di castelmagno e salsa ai pepi del mondo


A prima vista, la pietanza più folle tra le cinque elencate finora. Eppure il gusto cacio e pepe (non solo, esiste anche quello alla ricotta o - per l’appunto - ai fiori di zucca) è la nuova frontiera del gelato artigianale, giunto a livelli di esperienza del tutto nuovi e pronti a stupirvi.

 

Dove? L’abbiamo già detto, ma ne approfittiamo: da Eataly, 6-7-8 ottobre.​

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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